Il recupero dell’anima.
![]() |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Per la Meditation Family |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Per voi il riassunto della diretta del 13 febbraio dal titolo “Soul retrieval, il recupero dell’anima”. Oggi parliamo del recupero dell’anima, il soul retrieval, uno dei metodi principali di guarigione nella tradizione sciamanica. Secondo lo sciamanismo si cade malati per due ragioni: la perdita dell’anima o l’intrusione nociva. Iniziamo a occuparci di perdita dell’anima e di come poi si opera il soul retrieval, il recupero dell’anima. Innanzitutto, la perdita dell’anima generalmente è causata da un evento perturbato, quello che noi in Occidente siamo abituati a definire trauma. Il trauma può essere di natura personale, sociale, transgenerazionale o può riguardare le vite precedenti. Il trauma va riconosciuto, anche se non se ne conoscono i dettagli precisi. Gli eventi sono enti, entità, spiriti, dèi, demoni: il trauma, l’evento perturbato è un demone che va pacificato. Bisogna riconoscere l’evento perturbato anche se non nei dettagli, anche perché essendo un dio ha perduto i confini dell’individualità, per cui non è necessario fare una ricostruzione precisa e dettagliata, quello che occorre è riconoscere la tipologia di evento perturbato, cioè quello che oggi chiamiamo archetipo e che gli antichi chiamavano dio, dea. Prendiamo, per esempio, una donna morta di parto il cui figlio, quindi, sia rimasto solo fin dalla nascita e abbia avuto questa perturbazione, questo trauma grandioso di aver perduto la mamma alla nascita, quasi con la sensazione di averne provocato la morte. È un trauma forte che si trasmette di generazione in generazione finché non viene pacificato. Un tempo gli antichi la chiamavano Artemide, che rappresenta proprio il trauma del parto, perché Artemide vede sua madre partorire Apollo, suo fratello, tra mille problemi e lei stessa è stata partorita tra mille problemi, perché Era, la moglie di Zeus, gelosissima della mamma di Artemide e Apollo, le ha mandato una maledizione perché avesse un parto difficilissimo. Artemide porta dentro di sé un’affermazione inconscia del tipo: ”Io non sarò mai madre, non partirò mai” e allo stesso tempo è la dea dei parti. Rappresenta le donne che vivono la grande contraddizione tra l’istinto della maternità e il terrore del parto. Un tempo la chiamavano Artemide. Oggi è un archetipo, cioè è una forma originaria di un’esperienza che si ripete attraverso molteplici individui. Quindi è sufficiente rintracciare l’archetipo, il tema mitologico, riconoscere la presenza del demone, come lo chiamano ancora oggi gli sciamani. È molto meglio dire “demone”, perché quando dici “trauma” sei totalmente immerso nel senso dell’Io, pensi che l’evento sia un prodotto dell’Io; in questo modo l’evento diventa di difficilissima risoluzione. perché il dio, l’archetipo, non viene riconosciuto. Platone diceva che gli dèi vanno riconosciuti. Quando usi la parola “trauma” non riconosci il nume, lo spirito, il dio, perciò è meglio adottare il linguaggio antico e dire “demone” piuttosto che “trauma”, perché con il demone, che è una presenza senziente, puoi instaurare un dialogo, mentre quando dici “trauma” non hai nessuno con cui dialogare, sei solo e puoi soltanto tentare di esercitare un controllo mentale sull’evento, che non è senziente e quindi non può dialogare con te. Allora sei tremendamente solo, affidato unicamente alla tua mente impotente che non può dialogare con l’invisibile. Quindi è sufficiente sentire la perturbazione come tema mitologico, come tema poetico, che è universale, non personale ed è atemporale, non storico. Il passato non è mai passato perché come dice il poeta Borges: “Tutto accade adesso, tutto accade proprio adesso.” Possiamo vedere il passato come un livello più profondo della nostra psiche, l’anima, oppure come campo morfico, termine che va di moda oggi. Secondo la teoria del campo morfico, le memorie non sarebbero registrate all’interno del corpo ma all’esterno di noi, su un supporto energetico che in Oriente si chiama “Akasha” e che in Occidente chiamiamo “campo energetico”, “campo morfico” o “campo ideomorfogenetico”, a seconda degli autori. Quindi è sufficiente rintracciare nel campo morfico la perturbazione che causa la perdita dell’anima. L’anima è una realtà complessa; complessità vuol dire che il tutto è nella parte e la parte è nel tutto; perciò dire hai perso un frammento d’anima e dire hai perso l’anima è la stessa cosa. Quando c’è una perdita dell’anima bisogna operare il soul retrieval, perché la perdita dell’anima causa la malattia e fintanto che il recupero dell’anima non è effettuato, la guarigione è impossibile, si può contenere il sintomo ma non guarire. Per recuperare l’anima bisogna riconoscere la perturbazione. E questo a volte i malati riescono a farlo anche da soli, perché si chiedono: “Ma qual è veramente l’origine della mia malattia?” Questa domanda non ha mai una risposta razionale. È una domanda che ha senso di per sé, senza la risposta. Quindi se il malato ha il coraggio di continuare a farsi la domanda senza ottenere una risposta, fa già il primo grande passo del recupero dell’anima. Poi l’anima si può recuperare a mezzo di un rituale che noi facciamo spesso nei nostri ritiri, nei nostri seminari, online e in presenza, e nella scuola di yoga sciamanico dove i nostri studenti diventano a loro volta capaci di operare il soul retrieval. Quindi si può operare il recupero dell’anima con un rito e in tal caso è lo sciamano, il maestro di yoga sciamanico che ti conduce nell’underworld, nell’infero, nel regno dell’invisibilità, che è la dimensione dove l’anima fuggiasca si rifugia, affinché tu possa recuperarla e riportarla con te nel mondo di mezzo. Al di là del rituale, si può recuperare l’anima anche nella vita, nella quotidianità, perché poi la vita di tutti i giorni è il grande rituale. La malattia è il sintomo della perdita dell’anima, può essere fisica o mentale o una malattia esistenziale, come quando hai un problema che non si risolve mai. Per esempio sei un pittore, un musicista straordinario ma non riesci mai ad essere riconosciuto. Oppure sei un coach, un counselor con delle abilità straordinarie, sai benissimo che quando parli alla gente l’aiuti fortemente ma non riesci mai ad affermarti nel tuo ruolo. Ciò accade probabilmente perché ti manca un pezzo d’anima. Come diceva anche Adler, “L’anima è aspirazione ad emergere”, quindi se hai perso l’anima fai molta fatica ad emergere, fai molta fatica a farti riconoscere. La malattia può essere di vario tipo, è uno stato in cui il cammino che porta alla realizzazione della missione dell’anima in qualche modo si ferma, per una per una riflessione, per scoprire qualcosa e quindi la malattia, il disagio, in verità, è sempre un aiuto, che ferma il cammino per risolvere dei nodi e fornire la spinta a riprenderlo con più forza e determinazione. L’importante è riuscire a ritrovare l’anima, perché se non la ritrovi la difficoltà continua, a volte si aggrava, e la sofferenza che la difficoltà procura è inutile perché non porta a quello che è il suo obiettivo, evolvere. La prima cosa da fare in presenza di un problema che è causato dalla perdita dell’anima e chiedersi: “Perché mi è venuto, perché sono in questa condizione?”. Con l’atteggiamento maieutico di chi sa benissimo che non c’è una risposta razionale. Ecco perché io sono un po’ restia ad aderire a certe visioni psicologiche o psicosomatiche delle malattie, del tipo: “Ah vuol dire questo… è venuta la malattia nel seno destro vuol dire questo, nel seno sinistro vuol dire quell’altro, nell’occhio destro questo, nel fegato quest’altro.” Tutti questi schemi che associano razionalmente a un disagio una risposta mi lasciano un po’ perplessa, perché non c’è mai una risposta razionale anche se la domanda bisogna continuare a farla e a lasciarla libera nel vuoto; bisogna avere il coraggio, fatta la domanda, di fronteggiare il mistero e questo ti dà la dimensione della fede. La domanda chiama il demone, il dio perturbato, chiama la perturbazione in modo che tu possa riconoscerla specialmente a livello emotivo emozionale, mitologico, poetico. Qualsiasi sia il problema è sufficiente evocare il tema a livello emotivo, emozionale, non è necessaria la ricostruzione storica. Se il trauma è nella genia non sei solo ad averlo vissuto, ma ci sono anche altri all’interno della famiglia, della stirpe. Se invece è karmico, cioè riguarda vite passate, allora probabilmente riguarda solo te, solo tu sei soggetto agli effetti del trauma. Oppure può trattarsi di un trauma sociale, perché ci sono traumi sociali ai quali ci sentiamo particolarmente legati e quindi ci sintonizziamo con essi e li viviamo nella nostra vita come eventi estremamente limitanti. Dipende da quale frammento d’anima è perduto e da come è stato perduto. In mancanza del maestro del rituale, se non sei parte della grande comunità dell’Imaginal Academy e non vieni a fare il rito e hai urgenza di recuperare l’anima, bisogna che tu sostituisca la presenza dello sciamano, del traghettatore, con la tua stessa emozione, che diviene il tuo traghettatore, il tuo psicopompo, che ti traghetta nel mondo infero dove l’anima fuggiasca si è rifugiata. Riconosci il dio, l’emozione. Dalle un nome senza giudicarla negativa, con il desiderio di ritrovare l’anima che hai perduto e certamente la ritrovi sempre perché l’anima vuole essere ritrovata. La difficoltà poi è riportare l’anima che hai ritrovato nel mondo di mezzo, perché questo comporta la pacificazione dell’evento perturbato. Ho raccolto i metodi di recupero dell’anima nel libro “Yoga Sciamanico” che ho pubblicato qualche anno fa. Uno dei più utilizzati è quello che noi chiamiamo Il Sigillo del Mago, che è sugli anelli e sui gioielli che fa il nostro Giovanni. Questo simbolo è la lingua del drago con le tre stelle. Ne parlo anche nel libro “Lo zen e l’arte della ribellione” dove c’è il mago Teodoro che possiede l’anello con il sigillo del mago e ognuno dei simboli corrisponde a un mantra, un’affermazione, una formula psichica. Le tre stelle corrispondono alle tre affermazioni cosiddette periferiche che sono: ti benedico, ti ringrazio o ti perdono, intercambiabili fra loro, e ti amo. La lingua del drago è l’affermazione più potente: “Ho fede in te”. Quindi bisogna dire alla perturbazione che si riconosce come tema mitologico o archetipo ti benedico, ti ringrazio o ti perdono – ad alcuni temi è più facile dire ti ringrazio, altri hanno più bisogno di essere perdonati – poi ti amo e alla fine ho fede in te, che è la cosa più forte da dire, perché è l’affermazione attraverso la quale riconosci l’evento perturbato, che magari è stato anche tremendo, come una tua proiezione, cioè come una manifestazione, un’immagine dell’anima. L’anima è l’atto stesso dell’immaginare e immagina tutti gli eventi allo scopo di aiutarti a sciogliere attaccamenti, paure resistenze all’amore e quindi se riesci a dire ti amo e addirittura ho fede in te a un’immagine perturbata, sciogli i tuoi attaccamenti, le tue paure e riesci a progredire lungo il sentiero spirituale e nella vita. La cosa più difficile è non giudicare l’emozione, come positiva o negativa, perché appena la giudichi ne cadi vittima e hai finito di fare la caccia all’anima; quindi diciamo che il maestro incarnato, lo psicopompo in carne ed ossa, è un grande aiuto, è una sorta di Virgilio dantesco che sta al tuo fianco e continuamente ti dice di non aver paura della tua emozione. Però dopo anni che mi segui, magari hai anche tu acquisito la capacità di vivere la tua emozione al di là del bene e del male: “So che sto provando tristezza”, è un’energia, una forza. non è né bene né male; “So che sto provando rabbia” che è un’emozione né migliore né peggiore di qualsiasi altra. Non esiste qualcosa come un’emozione migliore o peggiore; qualsiasi emozione è energia, è un dio con te, quindi riconosci le emozioni, conosci il dio! Questa è la prima prova nel viaggio dell’eroe, è affrontare Scilla e Cariddi. Il viaggio dell’eroe ha delle tappe precise che sono proprio quelle della discesa agli inferi del viaggio sciamanico, attraverso il quale recuperi l’anima e sono la chiamata – il disagio, il disturbo, la malattia è sempre la chiamata -, poi la resistenza di fronte alla chiamata: “Ma lo faccio, non lo faccio…”. Poi superi la resistenza e incominci il viaggio, arrivi all’emozione che ti porta alla grande soglia che divide il mondo di mezzo dal mondo infero e lì ci sono i guardiani della sola soglia, Scilla e Cariddi, il bene e il male. Devi affrontare i guardiani della soglia dicendoti: “L’emozione che provo non è né bene né male, è pura energia.” Così superi la soglia e ti trovi di fronte alla grande prova iniziatica, pacificare l’evento. Per farlo devi contemplare l’evento nella sua dimensione archetipica, originaria, che quindi è potentissima, è universale e dire all’evento: “Ti benedico, ti ringrazio, ti perdono, ti amo, ho fede in te, cioè ti riconosco come un’immagine dell’anima che è proiettata ai fini dell’evoluzione, al fine di aiutarmi a sciogliere le mie paure, i miei attaccamenti le mie resistenze all’amore.” Se riesci a farlo puoi riportare con te l’anima ritrovata e il viaggio dell’eroe continua. Dopo la grande prova tu finalmente recuperi la spada magica, il Sacro Graal, ma prima di poter usare questi strumenti devi passare attraverso un rituale di purificazione, che è la catarsi emotiva. Fare un Soul Retrieval è riprendersi un sacco di energie e di poteri. Se volete fare un recupero dell’anima, venite in un ritiro, in un seminario, iscrivetevi alla scuola di yoga sciamanico: le iscrizioni sono aperte fino al 15 marzo. Inoltre il 21 febbraio inizia il seminario online composto da 8 moduli di due ore l’uno che ho intitolato DAIMON, perché ispirato al mio libro “Daimon. Scopri il tuo spirito guida e guarisci con i miti”, in cui faremo proprio il recupero dell’anima, andando a risolvere i diversi tipi di problematiche che corrispondono agli otto miti che ho messo nel libro; faremo una caccia all’anima sulla base di quella che è la nostra tradizione immaginale, attraverso il mito greco, secondo lo stile dei misteri dell’antica Grecia, orfici, dionisiaci, eleusini, che comportavano la discesa agli inferi, il Soul Retrieval. Come diceva il Buddha la libertà è per chi ha coraggio, per non si fa prendere dalla paura. La strada è aperta ma solo per chi ha fede! |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Questo giovedì vi aspetto su Twitter per discutere di un tema importante: l’universo ci ama oppure no? La Terra viene colpita da disastri ambientali e sembra che persino dallo spazio ci sia costantemente il dito puntato contro l’umanità. Il 16 febbraio alle ore 19, ti aspetto su Twitter per discutere di questo argomento e fare insieme un bellissimo rituale per migliorare o creare una relazione con l’universo. |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Ho pubblicato il mio primo libro sulle possibilità di evoluzione della coscienza umana a 27 anni. Si intitolava “Il mito del superuomo da Nietzsche ad Aurobindo”, il mio editore di allora mi disse: “Se venderai tanto, venderai 45 copie, ma te lo pubblico lo stesso perché è un libro bellissimo.” In effetti è andata così, ho venduto pochissimo perché era un libro che precorreva i tempi, molto. Da allora ho pubblicato ben 23 libri e in ognuno di essi ho messo un po’ di quel primo libro. In particolare, ho trattato il tema dell’evoluzione nel libro “Ci credo, ci riesco”. Da questo libro ho tratto un percorso di formazione che si occupa di crescita e cambiamento a 360 gradi. La prima parte di questo percorso l’abbiamo fatta con Life Strategies un paio di anni fa e ha avuto una straordinaria adesione e straordinari feedback da tutti i partecipanti. Ora è giunto il momento di muovere verso il futuro in tutti i sensi. Il nuovo “Ci credo, ci riesco” è qualcosa che non è mai stato fatto prima. È un laboratorio per la creazione dell’uomo nuovo, l’uomo dopo l’uomo. Se vogliamo pensare in termini di evoluzione dobbiamo pensare a uscire dalla prigione dell’Io. Il senso dell’Io deve allargarsi a mezzo del potere di inclusione. In questo nuovissimo corso impareremo a muovere il nostro principio cosciente e a trasferirlo presso altri individui e simultaneamente ad includere il principio cosciente di altri individui nella nostra consapevolezza, così da poter essere noi stessi e simultaneamente anche altri, altri che ci sono complementari, che hanno doti, talenti abilità che noi non abbiamo e che impiegheremmo numerosi anni e sforzi per acquisire e che invece possiamo utilizzare immediatamente divenendo l’altro. Questa arte di uscire dall’Io e di divenire l’altro è una delle abilità più straordinarie a cui si possa pensare. Se vuoi essere il futuro, se vuoi incarnare il futuro, se vuoi vivere il futuro, questo corso ti permetterà di fare un’esperienza così intensa e autentica da poter darti tutto ciò a cui hai sempre aspirato ma anche e soprattutto ciò che NON ti aspetti. Non esiste un vero cambiamento di coscienza che non sia parimenti un cambiamento delle condizioni fisiche dell’esistenza. Durante questo corso incomincerai un processo di trasformazione del tuo essere fisico che ti porterà a ritrovare il vero corpo e la vera materia, al di là dei veli della mente, oltre la mappa mentale della realtà. La vera essenza del corpo è quella di essere distinto ma non separato dal resto della natura e dell’universo. Ci sono altri modi per essere e per fare le cose e ci sono altri mondi. La conoscenza di questi altri modi e mondi è veicolata dalle idee sovramentali. Fai questo corso se sei stanco delle solite idee, sei stufo di vivere nello sforzo personale. Se vuoi compiere un salto evolutivo capace di trasformare in modo sostanziale la tua vita, la tua mente e il tuo corpo. La condotta dell’uomo del futuro è l’assenza di sforzo, egli sente il da farsi nelle viscere, prende la decisione con il cuore, e si lascia nutrire e sostenere dall’universo: diventa quest’uomo! |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|