LA DIRETTA DI MARTEDI’ 22 NOVEMBRE
La Vergogna
Considero il mondo la mia famiglia. Quindi perché dovrei provare vergogna?
Sono scesa nel mezzo dell’uragano di oggi con le infradito perché sono abituata così: ho vissuto sei anni nello Sri Lanka e sono stati gli anni più formativi della mia vita, gli anni che ci restano più impressi e avevo solo le infradito Quindi anche qui, anche a novembre, a Porto San Giorgio nelle Marche in mezzo all’uragano Io indosso le infradito e porto il turbante.
Io sono questa, perché mi devo vergognare?
Considero il mondo la mia famiglia perché mai dovrei vergognarmi della mia famiglia? Io mi sento a mio agio con tutti perché tutti fanno parte della mia famiglia – è vero voi immaginalisti un po’ di più perché siete la
meditation family, la famiglia di meditazione. Però anche tutti gli altri sono la mia famiglia e quindi perché mi dovrei vergognare?
Io credo che questo sentimento di vergogna nasca dal fatto che sentiamo l’altro estraneo a noi stessi e ci rifiutiamo di amarlo, includerlo, di sentirlo una parte di noi. Prima ero giù che parlavo con il signore della reception e in pochi minuti mi ha raccontato metà della sua vita, e tra le tante cose mi ha detto che ha un Labrador che quando lui si mette in giacca e cravatta perchè deve andare al lavoro si nasconde sotto il tavolo tutto mogio, quando invece si mette i jeans e la maglietta il Labrador sa già che lo porta fuori ed è tutto contento.
Questa storia mi ha ricordato tantissimo mio padre perché quando io ero piccola avevamo un alano che si chiamava Alan e quando mio padre si metteva in giacca e cravatta lui si nascondeva sotto il tavolo perché sapeva che papà andava via e quando invece lo vedeva vestirsi in altro modo era felice e mi ricordo mia mamma che si chiedeva a voce alta – perché mia mamma parlava sempre da sola a voce alta per una sua abitudine – e quindi la sentivo ragionare a voce alta e diceva: “Ma come fa questo cane a capire che lui va al lavoro solo dai vestiti? Come fa a capire che sta a casa e vanno a fare una passeggiata solo dai vestiti che indossa?
Negli altri la psiche proietta sempre madre e padre e tutte le persone che incontriamo sono immagini, proiezioni di madre e padre. Nel Buddhismo theravada si chiamano immagini fondamento del fondamento. Le 10 immagini fondamento sono madre, padre, fratello maggiore, fratello minore, sorella maggiore, sorella minore,figlio, figlia, compagna, compagno.
Madre e padre sono considerati il fondamento del fondamento perché in tutti gli altri che incontriamo noi proiettiamo sempre madre e padre. Madre e padre sono il fondamento del fondamento perché sono le immagini portanti, le due colonne portanti della grande creazione immaginale che è la vita. L’esistenza è una sorta di grande imago, di grande immagine, che l’anima proietta. I buddisti chiamano Samsara questa grande immagine fatta di molte vite, molte morti, molte incarnazioni, una ruota,la ruota del divenire. E’ una grande immagine dell’anima e l’anima la proietta al fine di ritrovare amore.
L’immagine fondamentale per la psiche è la morte perché la morte è il simbolo più forte del sacro, del darsi, dell’offrirsi, dell’amore. Quindi l’immagine che più interessa l’anima è proprio l’immagine della morte. È attraverso questa immagine che Psiche può ritrovare Amore. perché la morte è l’espressione più intensa del sacro, attraverso cui l’anima può ritrovare la non-dualità, il divino, la dimensione divina, o se preferite il paradiso delle origini. quindi la prima immagine dell’anima è proprio la morte, non la nascita. Per creare l’immagine della morte l’anima deve immaginare una nascita. Per immaginare una nascita deve immaginare una matrice, quindi una madre e un padre, per appoggiare queste immagini di madre e padre deve immaginare tutto un mondo, tutta una genia, anzi due, la genia materna e quella paterna, gli antenati, la stirpe, insomma Immagina tutto il Samsara il divenire, e di tutto questo Samsara madre e padre sono le immagini fondamento.
Affinché noi si possa avere un mito da mettere in scena è necessario che madre e padre incarnino a loro volta un mito, perché il nostro mito nascerà dall’incontro dei loro due miti, quindi madre e padre sono già immagini del sacro. In sacrificio per noi mettono in scena un mito e il mito ha sempre uno spessore drammatico, nel senso classico del termine, cioè ha uno spessore emotivo, poetico e madre e padre accettano di mettere in scena questo dramma in sacrificio per noi, affinché noi a nostra volta possiamo avere un dramma da mettere in scena.
Le immagini di madre e padre in sacrificio per noi accettano di recitare, di mettere insieme sulla scena della vita un dramma che ha uno spessore poetico, mitico, emotivo forte.
Madre e padre che accettano questo sacrificio per noi chi sono se non le maschere del Divino stesso?
Sono maschere del Divino. In ultima analisi dietro a madre e padre e quindi dietro a ogni individuo che incontriamo nella vita – perché abbiamo premesso che ogni individuo è una proiezione di madre e padre – c’è il divino che in sacrificio per noi si fa maschera. cioè si fa persona, si fa individuo per incontrarci, per permetterci di avere una narrazione, un mito, una storia,un dramma, un’emotività attraverso la quale poterlo ritrovare.
Attraverso lo spessore drammatico, cioè poetico, del mito che mettiamo sulla scena della vita vivendo, infatti, possiamo sciogliere attaccamenti, paure, resistenze all’amore per ritrovare l’unione primigenia, primordiale con il divino, la non-dualità, Il paradiso delle origini. Psiche può ritrovare amore proprio grazie al mito che mette sulla scena della vita vivendo, proprio grazie al fatto che questo mito ha uno spessore drammatico, cioè poetico, cioè emozionale, perché l’emozione spegne la mente, il sentimento spegne la mente e dissolve l’io, il Velo di Maya che ci impedisce di ritrovare amore, di ritrovare il divino. Quindi come diceva il grande James Hillman, che ho avuto la fortuna di avere come maestro diretto in questa vita, in questa incarnazione, ognuno di noi vivendo mette sulla scena della vita un mito e ciascuno di noi è libero quando vede il mito che sta mettendo sulla scena della vita vivendo. Il mito ha sempre uno spessore drammatico, nel senso classico del termine, è pathos, emozione, poesia, poiesis, creazione dell’anima perché è attraverso l’emozione che la mente si spegne e il finito e l’infinito si uniscono.
Il poeta e lo sciamano sono due facce della stessa medaglia, due aspetti della stessa realtà, e sono quasi sempre in contatto col divino, perché grazie all’intensità della loro emozione pura, non definita dalla mente, non analizzata, non giudicata, ma liberamente vissuta, grazie a questa emozione sono sempre in contatto con il divino. Dico quasi perché fintanto che siamo nella dimensione del sacro, del darsi, dell’offrirsi, perdiamo e ritroviamo continuamente anche le conquiste più grandiose. Siamo in una realtà impermanente e tutto è impermanente fintanto che siamo in un corpo umano, in questa immagine di corpo, e quindi le conquiste, anche le più grandiose, vanno sempre offerte, restituite e poi ritrovate vivendo.
Grazie allo spessore drammatico del mito che mettiamo sulla scena della vita vievendo si creano finestre, aperture nella mente che ci mettono in comunicazione con il divino. Chi ci dà la possibilità di avere un mito, una narrazione da mettere sulla scena della vita vivendo, sono proprio madre e padre, grazie al fatto che loro per primi hanno accettato di avere un mito da mettere sulla scena della vita, un dramma da recitare in sacrificio per noi affinché possiamo a nostra volta avere il nostro mito da recitare. In sacrificio per noi il divino si fa uomo, si fa donna, si fa persona per permetterci di vivere questa grande avventura del ritrovarlo.
Se comprendete questo come potete vivere la vergogna? Qualcuno di voi mi ha scritto: ”Selene parlaci della vergogna nella diretta del martedì perché io mi sento sempre in questo stato di vergogna e la subisco, non riesco a fare tante cose perché mi vergogno”.
Ma come puoi come puoi vergognarti? E di chi mai dovresti vergognarti quando sai che tutti gli altri, che tutte le persone, tutti gli individui che puoi incontrare sono la maschera del divino? innanzitutto solo proiezioni di madre e padre perché negli altri la psiche proietta sempre ,madre padre e madre e padre sono le maschere del divino. Quindi non puoi essere in relazione con nessuno che non sia il divino. Ma allora perché mai ti devi vergognare? E di cosa mai ti devi vergognare? La chiave è la consapevolezza!
Allora vi invito a sentirvi parte della famiglia degli immaginalisti, una meditation family, una famiglia di meditazione, ma vi invito anche a sentirvi in famiglia con tutti ovunque. Ogni volta che incontri una persona, chiunque sia, pensa di incontrare un fratello, una sorella lontana che hai ritrovato.