COMUNICATO STAMPA ERGA EDIZIONI
Genova – Martedì 7 dicembre alle 18,00
Libreria laFeltrinelli di via Ceccardi
6 secoli di artiste ribelli,
un caleidoscopio variegato nella Storia dell’arte
Il Museo che non c’è
di Orietta Sammarruco

Partecipano
Alessandra Gagliano Candela,
Vicedirettrice Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova
Giuseppe Cosenza, Giornalista, Economista della Cultura
Ingresso con Green Pass e mascherina
Prenotazioni via mail a eventi.genova@lafeltrinelli.it
Sms o Wapp 345-6257842
Uno dei pochissimi vantaggi di quest’epoca in cui il virtuale ha preso ancora più campo nelle nostre vite è stato avere più tempo, e consentire la ricerca e la realizzazione di volumi come questo: seguire nuovi filoni di ricerca in un viaggio nell’arte dalle mille sfaccettature. Orietta Sammarruco ha allestito per il lettore una mostra virtuale, un caleidoscopio di relazioni con il femminismo, con la cultura, la storia, la scienza delle epoche delle artiste prese in esame.

Si racconta che Maria Anna Walburga Ignatia Mozart fosse una musicista e una compositrice più brava del celebre fratello, ma era una donna, e il suo destino a quei tempi era sposare un uomo ricco e diventare una buona moglie. Anche il nomignolo – Nannerl – con il quale era affettuosamente chiamata in famiglia, finiva per attribuirle un ruolo secondario rispetto a Wolfgang Amadeus, talento precoce destinato a diventare celebre in tutta Europa. Forse si può capire. Il padre Leopold non aveva molti soldi e far viaggiare una ragazza per farla esibire nelle principali corti d’Europa era dispendioso, anche perché si riteneva che le donne dovessero esibirsi gratuitamente, senza farsi pagare. Dovendo scegliere, Amadeus era “l’investimento” più redditizio.
Oggi dopo 250 anni, la situazione non è migliorata e questo volume – scritto guarda caso da una donna – è un ulteriore palcoscenico in cui si comprende come si continuino a perdere opportunità anche economiche. Il libro di Orietta Sammarruco non ha il solo scopo di sottolineare la condizione femminile ma va oltre, e mette sul piatto la ricchezza che non sfruttiamo appieno nemmeno oggi. Per questo la prefazione è affidata a un economista della cultura. “Il terremoto provocato dal Coronavirus – scrive infatti Cosenza – ha rapidamente avvicinato cinque settori economici, in apparenza diversi tra di loro, come le Imprese Culturali e Creative, il Turismo, i Contenuti on-demand, la Formazione e la Scuola, il Welfare e la Salute. Si è formato, quindi, un supercontinente che somiglia a una primordiale Pangea e allo stesso tempo, rappresenta uno spazio ricco di opportunità“.
In questo spazio si muove l’Autrice, in una ricerca che dà spunti sia al mondo dell’artigianato, sia a quello medico, imprenditoriale, degli insegnanti, della moda… Ad esempio in questa fantastica galleria ci si accorge che PROPERZIA DE’ ROSSI scolpisce meraviglie su noccioli di frutta e li inserisce dentro gioielli in argento ed oro (nella seconda metà del ‘400), oppure che SOFONISBA ANGUISSOLA, descrive minuziosamente guanti, gioielli ed accessori che utilizzata per caratterizzare i personaggi ritratti nei suoi quadri (tra il ‘500 ed i primi del ‘600); LAVINIA FONTANA, ritrattista eccezionale, pone grandissima attenzione ai particolari delle stoffe e degli abiti (nella seconda metà del ‘500 – inizi del ‘600); ROSALBA CARRIERA è un’icona dello stile rococò veneziano nella sua forma più sfavillante (pieno ’700), o che ANGELIKA KAUFFMANN fu la prima vera influencer dello stile tra neoclassicismo e romanticismo (seconda metà del ‘700 – inizi ‘800).
È un testo scritto da una persona appassionata e curiosa che ha affinato il suo gusto frequentando musei e gallerie in Europa e che si è accorta come l’arte fatta dalle donne sia così poco rappresentata. L’Autrice ha così voluto verificare se effettivamente esistessero opere di pittrici e scultrici degne di essere ammirate alla pari di quelle fatte dagli uomini ed esposte nei musei di tutto il mondo.
La risposta è decisamente affermativa e il libro dimostra, attraverso le illustrazioni delle opere più significative, ciò che le donne dal XV secolo (“le pittore”, “le pittoresse”, “le scultore”) sono riuscite a produrre pur partendo da posizioni di svantaggio reale, una per tutte la condizione femminile che ne precludeva anche il semplice accesso a una bottega dove poter apprendere i rudimenti dell’arte.
I 28 capitoli del libro, uno per ogni artista, dalla prima Caterina De’ Vigri, “La Santa Patrona” (1413 – 1463) a Mary Cassat, “Un’Americana a Parigi” (1844 – 1926), non solo ci raccontano della loro vita, ma ci descrivono le società con le quali ognuna di loro dovette confrontarsi e misurarsi per realizzare la propria passione. Dovettero combattere contro le consuetudini sociali e a volte contro le loro stesse famiglie per riuscire a realizzare le loro opere. Cinque di loro, Caterina De’ Vigri, Antonia Doni, Plautilla Nelli, Lavinia Fontana e Orsola Caccia furono monache richiuse in convento dai loro padri. Abbiamo Sibyilla Meriam, che nel 1669 si imbarcò con la figlia alla volta della Guayana Olandese (l’odierno Suriname) restandovi due anni e resistendo al clima umido e alla febbre gialla, per studiare e disegnare gli esemplari botanici e gli insetti, allora sconosciuti in Europa, che andavano raccogliendo nella foresta. Cinquant’anni dopo i suoi disegni sarebbero stati utilizzati dall’eminente naturalista Carlo Linneo per diverse piante e più di cento nuove specie animali. Oppure Camille Claudel, che fu internata dalla madre e dal fratello in un ospedale psichiatrico, dove rimase trent’anni, morendo probabilmente di fame nel 1943, perché considerata una bocca inutile. Altre artiste come Sofonisba Anguissola, Elisabetta Sirani, Clara Peeters, Judith Leyster e Adelaide Labille Gaillard, riuscirono invece a vivere dei proventi della loro professione e a insegnare ad altre allieve. Judith Leyster sarà fra loro la prima donna ad essere ammessa alla Gilda di San Luca di Haarlem. E per tutto il XVII secolo, anche l’unica “Master Painter”.
Leggendo delle vite, anche travagliate, di queste donne ed ammirando le illustrazioni delle loro opere, (inferiori solo per quantità, ma non per qualità a quelle di tanti dei loro contemporanei artisti uomini), non possiamo fare a meno di chiederci quanto l’umanità abbia perduto in bellezza non permettendo alle altre Fride Kahlo e alle altre Artemisie Gentileschi di realizzare le loro passioni.
Chi è l’Autrice
ORIETTA SAMMARRUCO è nata a Genova dove vive e lavora in una storica banca cittadina. Laureata in Giurisprudenza e Scienze Politiche presso la locale Università, fin dal ginnasio si è avvicinata all’arte antica, soprattutto greca e romana, e al mondo etrusco. Appassionata viaggiatrice, ha visitato i più importanti musei dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti, coltivando un particolare interesse per la pittura fiamminga e nei momenti di relax è accanita lettrice di biografie e di libri gialli, soprattutto italiani. Da sempre è convinta che la divulgazione possa essere il veicolo per avvicinare all’arte anche le persone più diverse. “Il museo che non c’è” è il suo primo libro, lungamente meditato e poi scritto in pochi mesi, nel periodo del lockdown, come antidoto all’impossibilità di andar per mostre, ma restando nell’incanto dell’arte. |