Il ruolo dei media nel G8 – Lettera aperta di Carlo Cerrato a Ilaria Cavo.

Cara Ilaria Cavo,

capisco il tuo entusiasmo di giornalista, ora donna di potere in carriera, nel rievocare i giorni del G8. Ma non ti sembra un tantino esagerato, almeno il titolo del Secolo XIX, che certamente non hai scritto tu?
A Genova non c’eri solo tu, peraltro in un comodo studio dove arrivavano, chissà perché solo a voi, le immagini delle telecamere di sorveglianza in strada (mentre alla Rai, il giorno 20, fu perfino negata la diretta radio, non solo quella TV…)
C’erano circa quattromilaquattrocento tra giornalisti, operatori e videomakers al lavoro, a Genova. È stato fatto un grande lavoro di documentazione, vigilanza e informazione tempestiva. Ma eravamo proprio tanti.

Io, ad esempio, ero Caporedattore della sede Rai per la Liguria e mi ricordo bene come è andata. Ma il ruolo fondamentale della Rai in quel frangente, continua ad essere occultato. Perché tanto quelli che c’erano sono, come me, quasi tutti in pensione. E sulla Rai fa sempre comodo sparare; più difficile riconoscerne ruolo e i non pochi meriti.
Anche per questo ho deciso, dopo vent’anni, di scrivere un libro per cercare di ricostruire anche quel contesto e dare finalmente voce anche ad alcuni di essi. Si intitola Mani Bianche Zona Rossa – GenovaG8/Capitol Hill”.

Non voglio entrare in polemica, né sminuire o esaltare il ruolo di nessuno, ma semplicemente mi interessa restituire un minimo di equilibrio nell’informazione su quei giorni.
È chiaro a chi c’era perché sia andata in quel modo, ma non lo si dice neanche ora, vent’anni dopo. Semplicemente perché un mese prima, appena insediato il governo Berlusconi, inopinatamente (ma neanche tanto) l’ambasciatore Vattani, capo della struttura di missione, aveva indicato Primocanale quale tv di servizio pubblico.
Come se il servizio pubblico radiotelevisivo non stesse lavorando a Genova da almeno sei mesi per garantire la copertura mondiale dell’evento. Come è avvenuto.

Abbi pazienza ma, nonostante questo, il G8 nel mondo non lo ha portato Primocanale. Mi dispiace deluderti, ma lo ha portato la Rai che era host broadcaster e ai Magazzini del Cotone aveva allestito un centro di produzione che serviva tutte le televisioni del mondo  con le immagini che decine di operatori Rai e freelance hanno realizzato in strada e ovunque ci fosse qualcosa da documentare e testimoniare, come negli ospedali e nelle Scuole Diaz. Oltre all’IBCInternational Broadcasting Center dei Magazzini, c’erano le postazioni per le dirette all’Aeroporto, a Piazzale Kennedy, a Palazzo Ducale e la sede di Corso Europa con sei salette di montaggio in più oltre a quelle solitamente in dotazione.
Non c’era un semplice studio ben protetto sulla terrazza del grattacielo.

Il mondo ha saputo degli orrori compiuti alla Diaz nella stessa notte grazie alle immagini realizzate dalle nostre quattro troupe e immediatamente diffuse per tutta la notte dalla sede Rai di corso Europa attraverso il canale allnews di Rainews, (che era nato da meno di due anni) e attraverso il vidigrafo che dai Magazzini del Cotone smistava le immagini a tutte le TV del mondo che avevano salette e studi nei container sulla banchina e all’Ebu, Eurovisione.

Certo voi, come tanti altri, avete fatto la vostra parte preziosa. E forse la vicinanza dello studio alle stanze del potere e di redazioni (anche Rai) molto importanti e influenti ha favorito facilmente il dirottamento di commenti e gratificazioni lusinghiere sulla “piccola TV locale”, guarda caso trasformata in servizio pubblico con la fatidica bacchetta magica.
Mentre chi il servizio pubblico lo ha fatto sempre è finito in un angolo, prevaricato dal battage “privato” al potere da un lato, e dai novelli eroi della telecamerina, molto importanti anche loro, ma francamente sopravvalutati dal movimento, che identificava la Rai come la voce del potere, secondo gli schemi consunti di certa militanza. A noi è rimasto il ruolo di semplici sherpa negletti. Premi e red carpet sono toccati ad altri.

Ho aspettato vent’anni. Poi ho deciso di scrivere un libro, per restituire un minimo di memoria al lavoro svolto, non solo in quei quattro giorni, ma per mesi e mesi, a chi ha lavorato nel vero servizio pubblico radiotelevisivo prima, durante e dopo il G8 di Genova. Alcuni sono finiti anche all’ospedale… Tito Mangiante, freelance che ci ha rimesso anche non una ma due telecamere, ci è rimasto tre mesi.
Ho cercato di inquadrare l’evento nel contesto di un dibattito internazionale ora più che mai di attualità e di dare voce, oltre che a ventiquattro tra giornalisti e operatori, ad alcuni protagonisti di allora ancora oggi impegnati sugli stessi temi: ambiente, cibo, diseguaglianze, diritti, futuro del pianeta.
Ho scritto questo libro anche per loro.
Te ne invierò copia.

Con immutata, antica simpatia.
Buon lavoro.

Carlo Cerrato

 

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